DaveriK

Hope and Freedom, Spème e Libertá

Nessun Dorma

with 10 comments

“I think a life in music is a life beautifully spent

and this is what I have devoted my life to”

Luciano Pavarotti (1935-2007)

Marco Robinik Walker

Written by daverik

settembre 6, 2007 a 9:59 am

Pubblicato su Capolavori, Italia, Musica, video, YouTube

10 Risposte

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  1. Che voce… che brano …
    Mi vengono i brividi. I brividi e le lacrime
    Puccini (il mio compositore preferito) è morto dopo averla composta. Nella Turandot eleganza vuole che il direttore d’orchestra alla fine del brano si giri verso il pubblico dicendo “il maestro a questo punto morì e l’opera rimase incompiuta. La parte seguente è stata composta da…“.

    Puccini era solito mettere alla frusta le voci dei tonori e dei soprani e “Nessun Dorma” è il brano più qualificante per un tenore.
    In nessuna delle edizioni de “I tre tenori” qualcuno di diverso da Pavarotti ha avuto l’ardore di cantarla e in nessuna delle mille edizioni che si possono trovare cantate da una voce diversa si può riconoscere l’arte, la potenza, la dolcezza e la semplicità di esecuzione di Luciano.

    Buon Viaggio

    Robinik

    settembre 6, 2007 at 1:45 pm

  2. Mi sono avvicinato all’opera (il che significa andare a vederla e non solo ascoltarne i brani piú famosi cantati dai manowar, per fare un esempio cretino) troppo tardi. Big Luciano era giá uscito dalle scene. Avrei fatto i salti mortali per vederlo dal vivo, ne sono sicuro.
    Ci restano questi video e l’amore che la gente di tutto il mondo provano per lui e per l’Italia di conseguenza. Tu non immagini quante persone mi hanno detto oggi che un grande se ne é andato, gli inglesi lo amavano e nessun dorma interpretato da lui é qualcosa che qui, tutti conoscono e fa loro venire i brividi.
    Ricordo quando, credendo che ogni italiano alla fin fine é un tenore, mi hanno costretto a cantarla in un pub in un karaoke. Ora quasi quasi mi sento blasfemo a ripensarci.

    daverik

    settembre 6, 2007 at 1:54 pm

  3. Si… se n’è andato un vero colosso.
    Nemmeno io sono riuscito a vederlo mai dal vivo e forse per questo non ho mai voluto vedere la Turandot…

    P.S. Nessuna blasfemia… Puccini ai tempi era considerato uno che scriveva canzonette e l’operetta una cosa da plebei😀
    Piuttosto complimenti a te che sei riuscito a cantarla…

    Robinik

    settembre 6, 2007 at 2:08 pm

  4. l’ho visto a torino per il centenario della boehme di puccini, certo era ormai ampiamente sulla via del declino…. gli intenditori dicono che ha sfruttato troppo la sua voce che ormai da 30 anni era praticamente afono…. sì probabilmente la voce l’ha persa molto presto… però il pavarotti dai 30 ai 40 è stato uno dei più grandi cantanti del secolo…dopo solo showbiz….

    (adesso colore a posto!)

    odisseus

    settembre 6, 2007 at 2:17 pm

  5. (era un problema con il codice di youtube, e si notava solo con internet explorer, con firefox non si vedeva)

    daverik

    settembre 6, 2007 at 5:22 pm

  6. consiglio l’articolo di isotta sul corriere su pavarotti… dice meglio quello che intendevo anche io…. lo stronca, ma lo fa in modo competente… giornalismo alla inglese senza i soliti lecchinismi italici!!!

    odisseus

    settembre 7, 2007 at 8:48 pm

  7. (scusa dave uso il tuo blog per diffondere questo bellissimo articolo del “Corriere” di oggi)

    La sua Forza e i suoi Difetti
    di Paolo Isotta

    Vorremmo ricordare il tenore emiliano com’era ai suoi esordi, rimuovendo i detriti limacciosi accumulatisi con gli anni. Da tenore «di grazia », emulo di Tito Schipa, il quale è ovviamente irraggiungibile, cantava nel «mezzo carattere» dell’Elisir d’amore e della Sonnambula. Possedeva un timbro delizioso ch’era immagine di giovinezza, fiati lunghi e sani e quella splendida chiarezza di dizione che non l’ha abbandonato mai.

    Sotto quest’ultimo profilo, anche nei periodi meno felici, Pavarotti restava esempio d’una vecchia scuola italiana gloriosa: quando cantava si capiva ogni parola. Contemporaneamente praticò con lo stesso successo il repertorio «lirico»: a esempio, il duca di Mantova del Rigoletto. Lo si volle accostare a Beniamino Gigli e, ripeto, per bellezza di timbro e chiara dizione ne era un erede. Ho un prezioso ricordo d’un testimone oculare quanto autorevole. Interpretava questo ruolo al Massimo di Palermo sotto la bacchetta del grande e burbero Antonino Votto. Rientrando il Maestro in camerino dopo la recita, borbottava: «Nunn’ è ccosa!».

    Perché un direttore di tal calibro era scontento d’un delizioso tenore? Pavarotti possedeva in radice difetti da definirsi in radice che i pregi della giovinezza dissimulavano ma non potevano cancellare. Egli era un analfabeta musicale, nel senso che non aveva mai appreso a leggere la notazione musicale: le opere doveva impararle a fatica nota per nota con un tapeur paziente. Questo è ancora il meno. Egli era a-ritmico per natura, non era possibile inculcargli se non in modo vago la nozione della durata delle note e dei rapporti di durata.

    L’Opera lirica non è il canto del muezzin, è prodotto di accompagnamento orchestrale e richiede voci che s’accordino fra loro. S’immagini Pavarotti nel Sestetto della Lucia di Lammermoor…

    Per avere quest’eccezionale cantante si doveva passar sopra a molte, a troppe cose, e così si ricorreva a direttori d’orchestra abili nel «riacchiappare » il tutto quanto pronti a chiudere tutti e due gli occhi sul rispetto della partitura musicale. Questo difetto è con gli anni aumentato, giacché Pavarotti, il suo vero torto, non aveva e non voleva avere coscienza dei propri limiti.

    Col crescergli un ego caricaturalmente ipertrofico diventava sempre più insofferente delle critiche, anche solo degli avvertimenti affettuosi, come affrontava zone del repertorio che gli erano precluse dalla natura e dall’arte.

    Da qui alle adunate oceaniche nei continenti, cantando egli con amplificazione, alle manifestazioni miste con artisti leggeri, magari più musicali di lui, alle canzoni napoletane detestabilmente eseguite, al suo abbigliamento carnevalesco, ai prodigi di cattivo gusto, è stato tutto un descensus Averni: ogni passo ti tira il successivo. E pensare che aveva cantato col maestro Karajan.

    odisseus

    settembre 7, 2007 at 8:54 pm

  8. é giusto anche criticare ma Pavarotti era molto piú di un tenore d’opera. Lui era colui che aveva nonostante il suo peso scavalcato il muro che separa l’opera dai comuni mortali.
    E questo é un merito che va ben oltre le corde vocali.

    daverik

    settembre 7, 2007 at 9:54 pm

  9. trovo di cattivo gusto da parte della giornalista criticare, anche se “cortesemente”, Pavarotti proprio il giorno della sua morte..
    anche se si tratta di critiche esatte.
    Può darsi che non conoscesse le note (guarda caso lo stesso problema di Mina..;-)..anche se il paragone non regge..) e non raggiungesse la perfezione tecnica di altri cantanti d’opera e maestri Ma Pavarotti era era andato oltre il puro e a volte arido virtuosimo. Pavarotti ha fatto innamorare il mondo della musica lirica…
    tutti lo osannano e chiaramente noi italiani dobbiamo un po’ smerdarlo…:-) W Pavarott …;-)

    manuela

    settembre 8, 2007 at 8:35 pm

  10. qualkuno sa dirmi di k parla questa canzone di Puccini “nessun dorma” ?? lo devo sapere il + presto possibile mi serve per dmn x la scuola … vi prego rispndeteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!

    FrA

    febbraio 25, 2008 at 11:59 pm


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