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Che Guevara: The Killing Machine

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THE KILLING MACHINE

ATTENZIONE: POST LUNGOTraduzione mia personale, spero leggibile, dalla versione spagnola di

 

Che Guevara: The Killing Machine

By Alvaro Vargas Llosa

Che Guevara, che tanto fece (o fu poco?) per distruggere il capitalismo, si è convertito in un marchio, quintessenzialmente capitalista. La sua immagine adorna tazze di caffé, accendini, portachiavi, taccuini, cappellini da baseball, cappelli, tovaglioli, borse, te alle erbe e, ovviamente, l’onnipresente maglietta con la foto, scattata da Alberto Korda, dell´idolo socialista con il suo baschetto durante i primi anni della rivoluzione, quando il Che apparve per casualitá nell´obiettivo del fotografo e che ancora è, 38 anni dalla sua morte, il logo del chic rivoluzionario ( o è capitalista?). Sean O´Hagan sostenne sul The Observer che esiste addirittura un sapone in polvere con lo slogan:” Che lava piú bianco”.


I prodotti del Che vengono commercializzati da grandi corporazioni e da imprese piccole, come la Burlington Coat Factory, la quale fece una pubblicitá in televisione nella quale appare un giovane con pantaloni da militare e maglietta del Che o la Flamingo´s Boutique en UNION City, New Jersey, il proprietario della quale rispose alla furia degli esiliati cubani locali con il seguente argomento devastante: “ Io vendo quello che la gente vuole comprare”.  Anche i rivoluzionari si unirono a questa frenesia di prodotti – dal “The Che Store”, che vende provvigioni, fino al sito internet che risponde a “tutte le necessitá rivoluzionarie”, e lo scrittore italiano Gianni Miná, il quale ha venduto a Robert Redford i diritti cinematografici del diario del Che riguardo al viaggio lungo l´America del Sud nell´anno 1952 in cambio di poter essere presente durante le riprese del film I diari della motocicletta e che potesse poi produrre un proprio documentario. E come non menzionare poi Alberto Granado, che accompagnó il Che durante il viaggio e adesso consiglia documentaristi, e che si lamentava non molto tempo fa, a Madrid, secondo il quotidiano El Pais, di fronte ad un Rioja e ad un magret d´oca, che l´embargo statunitense nei confronti di Cuba gli rende difficile il guadagno sui diritti (royalties). Per portare l´ironia ancora piú lontano: l´edificio nel quale nacque Guevara nella cittá di Rosario, Argentina, uno splendido immobile del principio del secolo XX situato all´angolo tra Via Urquiza ed Entre Rios, era fino a poco tempo fa occupato dall’amministratrice del fondo privato di pensionamento e assicurazione integrativa Maxima AFJP, una figlia della privatizzazione dei servizi sociali argentini nella decade del 1990.


 

La metamorfosi di Che Guevara in un marchio capitalista non è nuova, peró il marchio sta conoscendo un rinascimento – un rinascimento decisamente importante, dato che esso ha luogo anni dopo il collasso politico e ideologico di tutto ció che il Che rappresentava. Questa inaspettata sorte è dovuta sostanzialmente a “I diari della motocicletta”, il film prodotto da Robert Redford e diretta da Walter Salles ( È uno dei tre film piú importanti che riguardano il Che realizzato o in fase di produzione negli ultimi due anni; gli altri due sono stati diretti da Josh Evans e Steven Soderbergh.) Molto ben girato tra paesaggi che chiaramente hanno eluso gli effetti erosivi dell´inquinamento capitalista, il film mostra il giovane in un viaggio d’auto-scoperta di sé a misura che la sua coscienza sociale che sta sbocciando, inciampa nello sfruttamento sociale ed economico, e tutto ció prepara il terreno per la riinvenzione dell´uomo il quale Sartre chiamerá alcune volte l´essere umano piú completo della nostra epoca.    


 

Peró, per essere piú precisi, il rinascimento attuale del Che ebbe inizio nel 1997, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, quando ben cinque biografie riempirono le librerie e le sue resta furono scoperte vicino ad una pista d’atterraggio nell´aereoporto di Vallegrande, in Bolivia, dopo che un generale boliviano ritirato, con una rivelazione spettacolarmente opportuna, indicherá l´esatta ubicazione. L´anniversario riportó l´attenzione sulla famosa fotografia di Freddy Alborta del cadavere del Che steso sopra un tavolo, pieno d’escoriazioni, morto e romantico, lucente come Cristo in un quadro del Mantegna.


 

È normale che gli adepti di un culto non conoscano la vera storia del proprio eroe. (Molti rastafari rinuncerebbero a Haile Selassie se avessero una minima idea di ció che fu in realtá). Non sorprende che i seguaci contemporanei di Guevara, i suoi nuovi ammiratori post comunisti, ingannino se stessi nell´afferrarsi ad un mito – eccezion fatta per i giovani argentini che intonano un’espressione con rima perfetta: “ Ho una maglietta del Che e non so perché”.


 

Si consideri qualcuno degli individui che recentemente hanno mostrato o invocato il ritratto di Guevara come emblema di giustizia e ribellione contro l´abuso di potere. Nel Libano, alcuni manifestanti che protestavano contro la Siria di fronte alla tomba dell´ex primo ministro Rafiq Hariri portavano l’immagine del Che. Thierry Henry, un giocatore di calcio, francese, che gioca nell´Arsenal, in Inghilterra, partecipó ad un importante gala organizzato dalla FIFA, l´associazione mondiale del calcio, indossando una maglietta rossa e nera del Che. In una recente rassegna pubblicata sul New York Times riguardo a Land of the Dead di George A. Romero, Manohla Dargis risaltava il fatto che “qui, il maggior impatto puó essere quello della trasformazione di uno zombi nero in un virtuoso leader rivoluzionario”, e aggiunse: “ Credo che dopo tutto, il Che vive veramente”.


L´eroe calcistico Maradona ha ostentato l´emblematico tatuaggio del Che sul braccio destro durante un viaggio in Venezuela dove incontró Hugo Chavez. A Stavropol, nel sud della Russia, alcuni manifestanti, che reclamavano il pagamento in denaro dei benefici del benessere sociale, occuparono la piazza centrale con bandiere del Che. A San Francisco, City Lights Books, il sito leggendario della letteratura beat, invita i visitatori ad una sezione dedicata all´America Latina nella quale metá degli scaffali è occupata da libri sul Che. José Luis Montoya, un ufficiale di polizia messicano che combatte il crimine associato con la droga a Medicali, porta una bandana del Che perché lo fa sentire piú forte. Nel campo di rifugiati di Dheisheh, sulla sponda occidentale del fiume Giordano, gli affezionati del Che adornano un muro che rende tributo all’Intifada. Una rivista domenicale dedicata alla vita sociale a Sydney, Australia, elenca i tre invitati ideali ad una cena: Alvar Aalto, Richard Branson, e Che Guevara.  Leung Kwok-hung, il ribelle eletto nella giunta legislativa di Hong Kong, sfida Pechino vestendo una maglietta del Che. In Brasile, Frei Betto, consigliere del Presidente Lula da Silva e incaricato del programma d’alto profilo “Fame zero”, afferma che “dovremmo prestare meno attenzione a Trotsky e molta di piú a Che Guevara.” E la cosa piú stupenda di tutte, nella cerimonia di quest´anno dei premi dell´Accademia, Carlos Santana e Antonio Banderas interpretarono la canzone principale del Film “I diari della motocicletta”: Santana sì presentó con una maglietta del Che e un crocefisso. Le manifestazioni del nuovo culto del Che sono ovunque. Una volta di piú il mito sta appassionando ad individui che lottano per cause che per la maggior parte rappresentano esattamente l´opposto di ció che era Guevara.

Nessun uomo difetta di alcune qualitá attenuanti. Nel caso di Che Guevara, queste qualitá possono aiutarci a misurare l´abisso che separa la realtá dal mito. La sua onestá (intendo: onestá parziale) significa che lasció testimonianza scritta delle sue crudeltá, incluse cose molte brutte, anche se non le peggiori. Il suo coraggio – che Castro descrisse come “la sua maniera, nei momenti difficili e pericolosi, di far le cose piú difficili e pericolose” – significa che non visse per assumere le piene responsabilitá per l´inferno di Cuba. Il mito puó dir tanto a proposito di un’epoca come la veritá. Ed è cosí che grazie anche alla sua scomparsa prematura, possiamo sapere esattamente quanto vengono ingannati molti dei nostri contemporanei riguardo a molte cose.   


Guevara si puó essere innamorato della sua morte, peró era innamorato molto di piú della morte aliena. Nell´aprile del 1967, parlando per esperienza, riassunse la sua idea omicida di giustizia nel suo “Messaggio alla Tricontinental”: “L´odio come fattore di lotta; l´odio intransigente verso il nemico, che pulsa piú in lá delle limitazioni dell´essere umano e lo converte in un’effettiva, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere”. I suoi primi scritti si presentano pure intrisi di questa violenza retorica e ideologica. Anche se la sua ex ragazza Chichina Ferreyra dubita che nella versione originale dei diari del suo viaggio in motocicletta contenga l´osservazione “ sento che le mie narici si dilatano nell´annusare l´amaro odore della polvere e del sangue del nemico, “ Guevara condivise con Granado in quella sua giovane etá quest’esclamazione: “ Rivoluzione senza sparare un tiro? Sei pazzo.” In altre occasioni il giovane boheme sembrava incapace di distinguere tra la frivolezza della morte come uno spettacolo e la tragedia delle vittime di una rivoluzione. In una lettera a sua madre nel 1954, scritta in Guatemala, dove fu testimone della caduta del governo rivoluzionario di Jacobo Arbenz, scrisse:” Qui è stato molto divertente con spari, bombardamenti, discorsi e altre schermaglie che hanno tagliato la monotonia nella quale vivevo”.


La posizione di Guevara quando viaggiava con Castro dal Messico a Cuba a bordo del Granma è catturata in una frase di una lettera a sua moglie che redazionó il 28 di gennaio del 1957, non molto tempo dopo esser sbarcato, pubblicata nel suo libro Ernesto: Una Biografia di Che Guevara nella Sierra Maestra: “Sono nella manigua cubana, vivo e coperto di sangue”. Questa mentalitá era stata rinforzata dalla sua convinzione che Arbenz aveva perso il poter perché aveva sbagliato nel non uccidere tutti i suoi potenziali nemici. In una lettera precedente alla sua ex ragazza Tita Infante aveva osservato che “ Se queste fucilazioni avessero avuto luogo, il governo avrebbe conservato la possibilitá di contraccambiare le botte prese”. Non sorprende che durante la lotta armata contro Batista, e poi tra l´ingresso trionfale a L´Habana, Guevara assassinará o supervisionerá le esecuzioni frutto di un giudizio sommario di moltissime persone – nemici comprovati, meri sospettati e coloro che si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato.


Nel Gennaio del 1957, cosí come indica il suo diario dalla Sierra Maestra, Guevara sparó ad Eutimio Guerra perché sospettava che egli stesse passando informazioni: “ Mi son levato il problema di torno sparandogli un colpo con una pistola calibro 32 nella tempia destra, con un buco di uscita nel lobo temporale destro…le cose in suo possesso passarono in mio potere”. Piú tardi uccise a pisolate Aristidio, un contadino che espresse il desiderio di andarsene, quando i ribelli proseguivano il cammino. Mentre si domandava se questa vittima in particolare “ era in realtá sufficientemente colpevole per meritare la morte”, non vacilló nell´ordinare la morte d’Echeverria, il fratello di uno dei suoi camerata, per ragioni di crimine non specificato: “Doveva pagare il prezzo.“. In altri momenti simulerá esecuzioni senza portarle a fine, come metodo di tortura psicologica.


Luis Guardia e Pedro Corzo, due investigatori che lavorano in Florida per un documentario su Guevara, hanno ottenuto la testimonianza di Jaime Costa Vazquez, un ex comandante dell´esercito rivoluzionario conosciuto come “El Catalan”, il quale sostiene che molte delle esecuzioni attribuite a Ramiro Valdes (futuro ministro degli Interni di Cuba) furono responsabilitá dirette di Guevara, dovuto al fatto che Valdes si trovava sotto i suoi ordini sulle montagne. “Di fronte al dubbio, uccidilo” furono le istruzioni del Che. Alla vigilia della vittoria, secondo Costa, il Che ordinó l´esecuzione di un par di dozzine di persone a Santa Clara, in Cuba centrale, verso dove aveva marciato la sua colonna come parte di un´assalto finale contro l´isola. Alcuni di loro furono uccisi in un Hotel, come scritto da Marcelo Fernandes-Zayas, altro ex rivoluzionario che poi si convertirá in giornalista (aggiungendo che tra le persone uccise c´erano dei contadini conosciuti come casquitos che si erano uniti all´esercito semplicemente per sfuggire alla disoccupazione).


Peró la “fredda macchina per uccidere” non dette mostra di tutto il suo rigore fino a che, immediatamente dopo il collasso del regime di Batista, Castro lo mise a carico della prigione de La Cabaña. (Castro aveva un buon occhio clinico per scegliere la persona perfetta per proteggere la rivoluzione contro l´infezione.) San Carlos de La Cabaña è una fortezza di pietra che fu utilizzata per difendere La Habana dai pirati inglesi nel secolo XVIII; piú tardi sará convertita in un quartiere militare. In un modo che evoca il pauroso Lavrenti Beria, Guevara presedette durante la prima metá del 1959 uno dei periodi piú oscuri della rivoluzione. José Vilasuso, avvocato e professore nell’Universitá Interamericana di Bayamón in Puerto Rico, il quale apparteneva al gruppo incaricato del processo di giudizio sommario a La Cabaña, mi disse recentemente che:


“Il Che diresse la Comisión Depuradora. Il processo si avvaleva della legge della sierra: tribunale militare di fatto e non giuridico, e il Che ci raccomandava di farci guidare dalla convinzione. Ossia: “Sappiamo che tutti sono degli assassini, quindi procedere radicalmente è la parte rivoluzionaria”. Miguel Duque Estrada era il mio capo immediato. La mia funzione era quella d’istruttore. Significava legalizzare professionalmente la causa e passarla al ministero fiscale, senza giudizio proprio alcuno. Si fucilava dal lunedí al venerdí. Le esecuzioni si portavano a fine di prima mattina, poco dopo di dettare sentenza e dichiarare senza possibilitá d’appello. Nella notte piú sinistra che ricordo furono eseguite 7 fucilazioni”.


Javier Arzuaga, il cappellano basco che portava conforto ai condannati a morte e che fu presente personalmente in dozzine d’esecuzioni, parló con me recentemente da casa sua in Puerto Rico. Ex sacerdote cattolico di settantacinque anni d´etá, il quale si descrive come “piú vicino a Leonardo Boff e alla sua Teologia della Liberazione che all´ex Cardinale Ratzinger, “Arzuaga ricorda che:


“Il carcere di La Cabaña si mantenne pieno fino a scoppiare. Circa 800 uomini pressati in uno spazio pensato per non piú di 300: Militari battistiani o membri di alcuni dei corpi di polizia, alcuni “chivatos”, giornalisti, impresari o commercianti. Il giudice non doveva essere uomo di legge; sí, nivee, appartenere all´esercito ribelle, come i compagni che occupavano con lui il tavolo del tribunale. Quasi tutte le udienze d’appello furono presiedute da Che Guevara. Non ricordo nessun caso la sentenza del quale fu revocata in quegli appelli. Tutti i giorni visitavo la “galleria della morte” dove rimanevano i prigionieri dalla sentenza fino alla morte. Corse voce che io ipnotizzassi i condannati prima di uscire verso la parete e che per questo motivo erano le cose tanto facili, senza scene sgradevoli, e Che Guevara dette ordine che nessuno fosse condotto alla parete senza che io fossi presente. Assistetti a 55 fucilazioni fino il mese di maggio, quando me ne andai. Questo non significa che non si continuasse a fucilare. Herman Marks era un americano, si diceva che fosse profugo della giustizia. Lo chiamavamo “el carnicero” perché godeva gridando “plotone, attenzione, su il fucile, puntare, fuoco”. Conversai piú volte con il Che al fine di intercedere per determinate persone. Ricordo molto bene il caso di Ariel Lima che era minorenne, peró fu inflessibile. Lo stesso posso dire di Fidel Castro, il quale interpellai per gli stessi propositi. Ne soffrii un trauma. Alla fine di maggio mi sentivo male e mi fu consigliato di abbandonare la parrocchia di Casa Blanca, nei limiti della quale si trovava La Cabaña e che io avevo servito negli ultimi tre anni. Me ne andai in Mexico per un trattamento. Quando ci salutammo, Che Guevara mi disse che eravamo andati d´accordo, cercando entrambi di prendere l´uno dal suo campo per attrarlo nel campo dell´altro. “Abbiamo fallito entrambi. Quando ci togliamo le maschere che abbiamo portato saremo nemici, uno di fronte all´altro”.


Quanta gente fu assassinata a La Cabaña? Pedro Corzo parla di circa 200, e cosí pure Armando Lago, un professore d’economia in pensione che ha compilato una lista di 179 nomi come parte di uno studio di 9 anni sulle esecuzioni avvenute a Cuba. Vilasuso mi disse che quattrocento persone furono uccise tra il mese di gennaio e la fine di giugno del 1959 ( quando il Che lasció l´incarico a La Cabaña). I contatti segreti inviati dall´ambasciata degli Stati Uniti a La Habana al Dipartimento di Stato a Washington parlano di “piú di 500.” Secondo Jorge Castañeda, uno dei biografi di Guevara, un cattolico basco simpatizzante della rivoluzione, il caduto Padre Iñaki de Aspiazú, parlava di settecento vittime. Felix Rodriguez, un agente della CIA che fu parte del gruppo incaricato della cattura di Guevara in Bolivia, mi disse che rinfacció al Che, dopo la sua cattura, “le duemila e piú” esecuzioni delle quali fu responsabile durante la sua vita. “ Disse che erano tutti agenti della CIA e no si riferí alla cifra,” ricorda Rodriguez. Le cifre maggiori possono includere esecuzioni che ebbero luogo nei mesi posteriori alla data nella quale il Che smise di essere a capo della prigione.


Tutto ció ci porta di riflesso a Carlos Santana e al suo elegante indumento del Che. In una lettera aperta pubblicata sul The new Herald il 31 di Marzo di quest´anno, il gran musicista jazz Paquito D Rivera rimproveró a Santana il modo in cui era vestito durante la cerimonia dei Premi Oscar, e aggiunse: “ Uno di quei cubani fu mio cugino Bebo, imprigionato lí proprio per il suo essere cristiano. Mi racconta sempre con amarezza come ascoltava dalla sua cellula al sorgere del sole le fucilazioni senza giudizio di molte che morivano gridando “Viva Cristo Re!”.


L´ansia di potere del Che aveva altre maniere d’espressioni oltre l´assassinio. La contraddizione tra la sua passione nel viaggiare – una specie di protesta contro le limitazioni dello stato – nazione – e il suo impulso nel convertirsi in uno stato schiavizzante in relazione alle altre persone è patetico. Nello scrivere a proposito di Pedro Valdivia, il conquistatore del Cile, Guevara rifletteva: ” Apparteneva a quella classe speciale di uomini che la specie produce ogni tanto, nei quali la ricerca del potere illimitato è cosí estrema che qualsiasi sofferenza per ottenerlo sembra naturale.“. Avrebbe potuto descrivere se stesso. In ogni tappa della sua vita adulta, le sue megalomanie si manifestavano nell´impulso depredatore per impossessarsi delle vite e delle proprietá delle altre persone, e di abolire la loro libera volontá.


Nel 1958, dopo la presa della cittá di Sancti Spiritus, Guevara tentó senza successo di imporre una specie di sharia, regolando le relazioni tra gli uomini e le donne, l´uso di alcol, e il gioco informale – un puritanesimo che non caratterizzava precisamente il suo proprio modo di vivere. Ordinó pure ai propri uomini che assaltassero banche, una decisione che giustificó in una lettera ad Enrique Oltuski, un subordinato, nel novembre di quell´anno: ”Le masse che lottano sono d´accordo con gli assalti alle banche perché nessuno di loro tiene un centesimo nelle stesse.“. Quest’idea della rivoluzione come una licenza per rassegnare le proprietá secondo convenienza condusse il puritano marxista ad impossessarsi della casa di un emigrante grazie al trionfo della rivoluzione.


L´impulso di togliere agli altri la loro proprietá e di reclamare la proprietá del territorio di altri fu un punto centrale della politica oppressiva di Guevara. Nelle sue memorie, il leader egiziano Gamal Abdel Nasser racconta che Guevara gli domandó quante persone avessero abbandonato il suo paese a causa della riforma agraria. Quando Nasser replicó nessuna, il Che rispose arrabbiato che il modo di misurare la profonditá del cambio è per mezzo del numero d’individui “ che sentono che non c´è posto per loro nella nuova societá.“. Quest’istinto depredatore raggiunse un´apoteosi nel 1965, quando cominció a parlare, come Dio, dell´”Uomo Nuovo” che lui e la sua rivoluzione creeranno.


L´ossessione del Che per il controllo collettivista lo portó a collaborare alla formazione di un apparato di sicurezza che fu creato per soggiogare 6 milioni e mezzo di cubani. All´inizio del 1959, una serie di riunioni segrete ebbe luogo a Tarará, vicino a La Habana, nella casa nella quale il Che si ritiró temporaneamente per recuperarsi da una malattia. Lí fu dove i leaders principali, incluso Castro, disegnarono lo stato poliziesco cubano. Ramiro Valdes, subordinato del Che durante la guerriglia, venne posto al comando del G-2, un corpo inspirato alla Cheka. Angel Ciutah, un veterano della guerra civile spagnola inviato dai sovietici che era stato molto vicino a Ramon Mercader, l´assassino di Trotsky, e che piú tardi intavolerá amicizia con il Che, disimpegnó una carta fondamentale nell’organizzazione del sistema, assieme a Luis Alberto Lavanderia, il quale aveva servito il capo a La Cabaña. Lo stesso Guevara si fece carico del G-6, il gruppo il quale aveva il compito di indottrinare ideologicamente le forze armate. L´invasione contrastata dagli Stati Uniti della Baia dei Porci nell´aprile del 1961 sì convertí nell´occasione perfetta per consolidare il nuovo stato poliziesco, con l´arruolamento di decine di migliaia di cubani e una nuova serie d’esecuzioni. Come lo stesso Guevara si espresse all´ambasciatore sovietico Sergei Kudriavtsev, i controrivoluzionari mai piú “sarebbero tornati ad alzare la testa.“.


 “Controrivoluzionario” è il termine che si applicava ad ognuno che si distanziasse dal dogma. Era l´equivalente comunista di “eretico.”. I campi di concentramento erano una forma nella quale il potere dogmatico era impiegato per sopprimere il dissenso. La storia attribuisce al generale spagnolo Valeriano Weyler, il capitano generale di Cuba alla fine del secolo diciannovesimo, il fatto di aver usato per primo la parola “concentramento” per descrivere la politica di circondare le masse di potenziali oppositori – nel suo caso i simpatizzanti del movimento indipendentista cubano – con filo spinato e palizzate. Che ironico ( e appropriato) che i rivoluzionari di Cuba piú di mezzo secolo piú tardi continuassero con questa tradizione locale. All´inizio la rivoluzione mobilitó i volontari per costruire scuole e per lavorare nei porti, piantagioni, e fabbriche – tutte squisite opportunitá fotografiche per il Che scaricatore di porto, per il Che falciatore di canne, il Che fabbricante di tele. Non passó molto tempo, prima che il lavoro volontario lo divenisse un poco meno: il primo accampamento di lavori forzati, Guanahacabibes, si situava nella Cuba occidentale fino alla fine del 1960. Cosí spiegava il Che la funzione disimpegnata di questo metodo di sconfinamento: “ A Guanahacabibes si invia la gente che non deve finir in carcere, la gente che ha commesso mancanze contro la morale rivoluzionaria di maggiore o minore grado…è un lavoro duro, non bestiale”.


Quest´accampamento fu il precursore del confinamento sistematico, a partire dal 1965 nella provincia di Camagüey, di dissidenti, omosessuali, vittime dell´AIDS, cattolici, Testimoni di Geova, sacerdoti afro cubani, e altre scorie per lo stile, sotto la bandiera delle Unitá Militari d’Aiuto e Protezione (UMAP). Stipati in autobus e camion, i “disadattati” saranno trasportati con la pistola puntata contro nei campi di concentramento organizzati sulla base del modello di Guanahacabibes. Alcuni non torneranno; altri saranno violentati, picchiati, o mutilati; e la maggioranza rimarrà traumatizzata per tutta la vita, come il filmato documento di Nestor Almendros Conduca Impropia lo mostrerá al mondo intero, un paio di decine di anni dopo.


In questo modo, la rivista Time sembra essersi sbagliata nell´agosto 1960, quando descrisse la divisione del lavoro della rivoluzione come una nota a pié di pagina presentando il Che come il “cervello”. Fidel Castro come “il cuore” e Raul Castro come “il pugno”. Pero la percezione rivelava il ruolo cruciale di Guevara nel fare di Cuba un bastione del totalitarismo. Il Che era in qualche modo un candidato improbabile per la purezza ideologica, dato il suo spirito boheme, peró durante gli anni d’allenamento in Mexico e nel periodo risultante di lotta armata in Cuba emerse come l´ideologo comunista localmente innamorato dell´Unione Sovietica, in gran misura per il fastidio di Castro e degli altri che erano essenzialmente opportunisti disposti a utilizzare qualsiasi mezzo necessario per guadagnare potere. Quando gli aspiranti rivoluzionari furono arrestati in Mexico nel 1956, Guevara fu l´unico ad ammetter il fatto d’essere comunista e che stava studiando russo. ( Parló apertamente della sua relazione con Nikolai Leonov dell´ambasciata sovietica.) Durante la lotta armata in Cuba, forgió una ferrea alleanza con il Partito socialista popolare (il partito comunista dell´isola) e con Carlos Rafael Rodriguez, che ebbe un ruolo importante nella conversione del regime di Castro al comunismo.


Questa fanatica disposizione convertí il Che in una parte essenziale della “sovietizzazzione” della rivoluzione che si era vantato ripetutamente del suo carattere indipendente.  Poco dopo che “los barbudos” arriveranno al potere, Guevara partecipó alla negoziazione con Anastas Mikoyan, il vice primo ministro sovietico, il quale visitó Cuba. A lui venne affidata la missione di promuovere le negoziazioni sovietico-cubane durante una visita a Mosca nella fine del 1960. ( La stessa fu parte di un lungo viaggio nel quale la Corea del Nord di Kimm II Sung fu il paese che piú lo impressionó.) Il secondo viaggio in Russia di Guevara, nell´agosto del 1962, fu ancora piú indicativo, a ragione del fatto che lui stesso firmó l´accordo per convertire Cuba in un’avanguardia di spiaggia nucleare sovietica. Si incontró con Khrushchev a Yalta per finalizzare i dettagli riguardo un’operazione che giá era iniziata e che comprendeva l´introduzione nell´isola di quarantadue missili sovietici, la metá dei quali erano armati con testate nucleari, cosí come basi di lancio e quarantaduemila soldati russi. Mettendo sotto pressione glia alleati sovietici con il pericolo che gli Stati Uniti potessero scoprire quello che stava succedendo, Guevara ottenne garanzie che la marina sovietica sarebbe intervenuta – in poche parole, che Mosca era preparata per andare in guerra.


Secondo la biografia di Guevara di Philippe Gavi, il rivoluzionario si era vantato del fatto che “ il suo paese si mostrava desideroso di rischiare tutto in una guerra atomica di inimmaginabile capacitá distruttiva per difendere un principio.“. Subito dopo la fine della crisi dei missili cubani – quando Khrushchev rinnegó la promessa fatta a Yalta e negozió un accordo con gli Stati Uniti alle spalle di Castro che includeva la rimozione dei missili statunitensi dalla Turchia – Guevara disse ad un giornale comunista britannico: “ Se i razzi fossero rimasti, gli avremmo utilizzati tutti e diretti contro il cuore stesso degli Stati Uniti, incluso New York, in difesa contro l´aggressione.“. E un paio d’anni piú tardi, nelle Nazioni Unite, fu fedele al suo modo d’essere: “ Come marxisti abbiamo sostenuto che la coesistenza pacifica tra le nazioni non includa la coesistenza pacifica tra gli sfruttatori e lo sfruttato.“.


Guevara prese le distanze dall´Unione Sovietica negli ultimi anni della sua vita. Lo fece per ragioni sbagliate, incolpando Mosca per l´essere troppo morbida ideologicamente e diplomaticamente, e di fare troppe concessioni – a differenza della Cina maoista, nella quale vide un rifugio dell’ortodossia. Nell´ottobre del 1964, una memoria scritta da Oleg Daroussenkov, un funzionario sovietico a lui vicino, cita Guevara dicendo: “ Chiedemmo armi ai Cecoslovacchi; e rifiutarono. Poi le chiedemmo ai cinesi; dissero di sí in pochi giorni, e nemmeno vollero essere pagati, dichiarando che non si vendono le armi agli amici. “ In realtá, Guevara fu risentito per il fatto che Mosca stesse sollecitando altri membri del blocco comunista, inclusa Cuba, qualcosa in cambio del suo colossale aiuto e appoggio politico. Il suo attacco finale contro Mosca ebbe luogo in Argelia, nel febbraio del 1965, in occasione di una conferenza internazionale durante la quale accusó i sovietici di adottare la “legge del valore”, sta a significare, il capitalismo. La sua rottura con i sovietici, in sintesi, non fu un grido in favore dell’indipendenza. Fu un urlo nello stile di Enver Hoxha per la totale subordinazione della realtá alla cieca ortodossia ideologica.   


Il grande rivoluzionario ebbe un’opportunitá di mettere in pratica la sua visione economica – la sua idea di giustizia sociale – come direttore della Banca Nazionale di Cuba e del Dipartimento dell´Industria dell´Instituto Nazionale della Riforma Agraria alla fine del 1959, e, sin dall´inizio del 1961, come ministro dell´industria. Il periodo nel quale Guevara era a capo della maggior parte dell´economia cubana provocó il quasi totale collasso della produzione di zucchero, il fallimento dell’industrializzazione e l’introduzione del razionamento – tutto questo mentre Cuba era stato uno dei quattro paesi economicamente di maggior successo dell´America Latina sin prima della dittatura di Batista.


Il suo compito come direttore della Banca Nazionale, durante il quale conió biglietti che riportavano la firma “Che”, è stato sintetizzato dal suo assistente, Ernesto Betancourt: ” Riscontrai nel Che un’ignoranza assoluta dei principi piú elementari d’economia”. I poteri di percezione di Guevara rispetto all’economia mondiale furono espressi molto bene nel 1961, durante una conferenza dell´emisfero sud in Uruguay, dove predicó una tassa di crescita per Cuba del 10% “Senza il minimo timore, ” e, per il 1980, un ingresso pro capite maggiore di quello degli “Stati Uniti nell´attualitá.” In veritá, fino al 1997, il trentesimo anniversario della sua morte, i cubani si trovano con una dieta composta da una razione di cinque libbre di riso e una libbra di fagioli al mese; quattro once di carne due volte all´anno; quattro once di pasta di soia alla settimana; e quattro uova al mese.


La riforma agraria tolse la terra ai ricchi, peró la giró ai burocrati, non ai contadini. (il decreto fu redatto nella casa del Che.) Il nome della diversificazione, l´aerea coltivata venne ridotta e la mano d´opera disponibile ridiretta verso altre attivitá. Il risultato fu che tra il 1961 e il 1963, la raccolta si ridusse della metá: appena 3,8 milioni di tonnellate. Era giustificato questo sacrificio per fomentare l’industrializzazione cubana? Sfortunatamente, Cuba difetta di materie prime per l´industria pesante, e, come una conseguenza della ridistribuzione rivoluzionaria, non contava con una moneta forte con la quale acquistarle – o incluso acquistare i prodotti essenziali. Per il 1961, Guevara dovette dare delle spiegazioni imbarazzate ai lavoratori nell´ufficio: “ I nostri camerata tecnici nelle compagnie hanno prodotto un dentifricio…buono come quello precedente; pulisce esattamente allo stesso modo, nonostante che dopo un po´ di tempo diventi come una pietra.“. Nel 1963, tutte le speranze di industrializzare Cuba vennero abbandonate, e la rivoluzione accettó il suo ruolo di provveditrice coloniale di zucchero al blocco sovietico in cambio di petrolio per coprire le proprie necessitá e per rivenderlo ad altri paesi. Durante le tre decadi seguenti, Cuba sopravvivrá in base ad un sussidio sovietico piú o meno tra 65 miliardi e 100 miliardi di dollari. 


Avendo fallito come eroe della giustizia sociale, merita Guevara un posto nei libri di storia quale genio della guerra delle guerriglie? Il suo maggiore risultato militare nella lotta contro Batista – la presa della cittá di Santa Clara dopo aver imboscato un treno con rinforzi pesanti – viene seriamente messo in discussione. Numerosi testimoni indicano che il conduttore del treno si arrese anzitempo, accettando regali in cambio. (Gutierrez Menoyo, il quale dirigeva un gruppo guerrigliero differente in quest´area, fa parte di quelli che hanno criticato la storia ufficiale di Cuba riguardo la vittoria di Guevara.) Immediatamente dopo il trionfo della rivoluzione, Guevara organizzó eserciti guerriglieri in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, in Panama, e Haiti – i quali vennero tutti sconfitti e distrutti. Nel 1964, invió il rivoluzionario argentino Jorge Ricardo Masetti verso la morte nel persuaderlo che montasse un attacco contro il suo paese natale dalla Bolivia, poco dopo che la democrazia rappresentativa fosse stata ristabilita in Argentina.


Particolarmente disastrosa si riveló la spedizione nel Congo nel 1965. Guevara si alleó con due ribelli – Pierre Mulele ad Ovest e Laurent Kabila ad Est – contro il non gradito governo del Congo, il quale era sostenuto dagli Stati Uniti, per mezzo di mercenari sudafricani ed esiliati cubani. Mulele aveva preso possesso di Stanleyville prima di essere cacciato via. Durante il suo regno di terrore, cosí come descritto da V.S. Naipaul, assassinó tutti quelli che potevano leggere o che indossavano una cravatta. Per quanto riguarda l´altro alleato di Guevara, Laurent Kabila, si trattava meramente di un pigro e un corrotto per quel tempo; peró il mondo scoprirá negli anni 90 che anche lui era una macchina per uccidere. In ogni caso, Guevara trascorse gran parte del 1965 aiutando i ribelli dell´Est prima di abbandonare il paese in modo indegno. Poco tempo dopo, Motubu arrivó al potere e instauró una tirannia che sarebbe durata decine d’anni. (Nei paesi latinoamericani, Argentina e Perú, le rivoluzioni inspirate dal Che ottennero lo stesso risultato pratico di rinforzare il militarismo brutale per molti altri anni.)


In Bolivia il Che fu nuovamente sconfitto, e per l´ultima volta. Male interpretó la situazione locale. Una riforma agraria aveva avuto luogo alcuni anni prima; il governo aveva rispettato molte delle istituzioni delle comunitá contadine; e l´esercito era vicino agli Stati Uniti nonostante il suo nazionalismo. “Le masse contadine non ci aiutarono nella maniera piú assoluta” fu la malinconica conclusione di Guevara nel suo diario boliviano. Ancora peggio, Mario Monje, il leader locale comunista, il quale non aveva fegato per una guerra di guerriglia dopo essere stato umiliato nei comizi, condusse Guevara verso un’ubicazione vulnerabile nel sud-est del paese. Le circostanze della cattura del Che tra le rovine di Yuro, poco dopo l´essersi riunito con l´intellettuale francese Regis Debray e il pittore argentino Ciro Bustos, entrambi arrestati mentre abbandonavano l´accampamento, furono, come gran parte della spedizione boliviana, cose per affezionati.


Guevara fu sicuramente audace e coraggioso, e rapido nell´organizzare la vita in base a principi militari nei territori sotto il suo controllo, pero non era un Generale Giap. Il suo libro La Guerra delle Guerriglie insegna come le forze popolari possano vincere contro un esercito, che non è necessario aspettare che ci siano le condizioni necessarie visto che un fuoco insurrezionale puó provocarlo, e che il combattimento deve aver luogo principalmente nelle campagne. (Nella sua ricetta per la guerra delle guerriglie, riserva anche per le donne il ruolo di cuoche e infermiere.) Ció nonostante, l´esercito di Batista non era un esercito bensí un corrotto manipolo d’assassini senza motivazioni e mal organizzati; i fuochi guerriglieri, con l´eccezione del Nicaragua, terminarono tutti in cenere per i fuochisti, e l´America Latina si è urbanizzata per un 70% in questi ultimi quattro decenni. Anche in questo, Che Guevara, fu un crudele allucinato.


Negli ultimi decenni del secolo diciannove, Argentina aveva il secondo piú alto tasso di crescita del mondo. Verso il decennio del 1890, il guadagno reale dei lavoratori argentini era superiore a quello degli svizzeri, tedeschi e francesi. Nel 1928, questo paese occupava il dodicesimo posto nel mondo in quanto a PIL pro capite. Questo risultato, che la generazione seguente rovinerá, si dovette in gran misura a Juan Bautista Alberdi.


Come a Che Guevara, Ad Alberdi piaceva viaggiare: camminó attraverso la pampa e i deserti del sud e del nord all´etá di quattordici anni, e tutte le vie di Buenos Aires. Come Guevara, Alberdi di opponeva ad un tiranno, Juan Manuel Rosas. Come il Che, Alberdi ebbe l’opportunitá di aver influenza su un leader rivoluzionario al potere – Justo José de Urquiza, il quale destituí Rosas nel 1852. Al pari di Guevara, Alberdi rappresentó il nuovo governo in tour mondiali, e morí all´estero. Peró a differenza del vecchio e nuovo prediletto della sinistra, Alberdi non uccise mai una mosca. Il suo libro, Base e punto di partenza per l’organizzazione della Repubblica Argentina, fu la base della Costituzione del 1853 che limitó i poteri dello Stato, aprí le porte al commercio, allentó l’immigrazione e assicuró i diritti di proprietá, inaugurando in questo modo un periodo di settanta anni d’assoluta prosperitá. No si intromise negli affari delle altre nazioni, opponendosi alla guerra del suo paese contro il Paraguay. La sua immagine non adorna l´addome di Mike Tyson.

Written by daverik

ottobre 2, 2006 a 5:50 pm

11 Risposte

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  1. […] Per portare acqua al proprio mulino molte volte bastano i fatti. E nel mio piccolo qualcosa ho mosso. Nel luglio 2005 ho tradotto dallo spagnolo l’articolo di Alvaro Vargas Llosa su Che Guevara “The Killing Machine”. […]

  2. io ho una maglietta del Che, e so perché:

    PERCHE’ AVEVA PIU’ PALLE E ANIMA DI CHI SCRIVE IN QUESTO INSIPIDO BLOG

    shaitan

    dicembre 17, 2006 at 2:13 am

  3. Shaitan. Tu sei libero di credere che il Che avesse piu’ palle e anima basandoti sulle tue fonti. E sei liberissimo di credere che avesse piu’ palle e anima di me basandoti sul mio insipido blog.
    Son sicuro che almeno in una di queste ti sbagli.

    daverik

    dicembre 17, 2006 at 10:37 am

  4. Molte delle cose che Alvaro Vargas Llosa ( che comunque rimane uno dei servi del capitalismo USA a tutti gli effetti) non sono verificabili nè da me nè da lei. A parte le pretese testimonianze ( secondo me false e viziate a uso e consumo dell’autore) Molto di quello che dice ( creazione di campi di concentramento, fucilazioni di massa) è impossibile da verificare, forse solo quando il regime di Castro chiuderà battente sarà possibile verificarlo. Ma forse nemmeno allora, perchè la piccola isola sarà invasa da gusanos, miserabili e capitalisti che manderanno a puttane le conquiste sociali della rivoluzione e che non mancheranno di distruggere documenti o di simularne il ritrovamento. Concludo che probabilmente non sapremo mai la verità su Guevara e sulla rivoluzione cubana, ma io ( personalmente) credo in quest’uomo e in quello che è stato ( e non mi ritengo uno sprovveduto come i ragazzi descritti da Llosa) e ho il suo poster in camera. Forse è vero come disse Gary Prado ( generale che catturo il Che) che : ” le aspirazioni di dare alla gente una casa, un lavoro, un istruzione e una solida base sociale non sono del Che. Sono di qualunque cittadino” ma io credo che il Che sia stato uno dei pochi che in questo mondo ha tentato di fare concretamente delle cose giuste ( anche se con le armi, la guerriglia è un metodo di lotta che secondo me ha pari dignità della non violenza, ognuno combatte come crede, come deduce dai suoi principi morali e dalla sua educazione civile) e che si è battuto fino alla morte per realizzarle.Il signor Llosa cerca di dare al Che l’immagine di un ipocrita nella parte riguardante il lavoro volontario del Che , quasi un mussolini durante la battaglia del grano, ma io non vedo alcuna traccia di ipocrisia in un medio-borghese che in seguito a un viaggio nel suo continente scelga di combattere l’oppressione,e che dopo la rivoluzione cubana tenti di fare la guerriglia e la rivoluzione nel continente latinoamericano ( e per alcuni versi nel mondo intero); che poi la guerriglia non sia tutta rose e fiori questa è carta conosciuta ( lo lasciamo credere solo ai “pacifisti”).

    Un saluto…

    Andrea

    dicembre 25, 2006 at 7:45 pm

  5. post davvero interessante e traduzione accurata, oserei dire. la novità, per me, è essere d’accordo su molto di ciò che vargas llosa ha scritto (e tu tradotto), soprattutto perchè considero il Che un esempio di vita, secondo solo a Cristo (ti piace l’associazione? forse un po’ azzardata…).
    e non ho merchandising nè dell’uno, nè dell’altro.
    solo libri.

    kefflash

    dicembre 26, 2006 at 6:23 pm

  6. c’è un piccolo refuso: il mantegna… non pubblicare, modifica solo il post, grazie

    kefflash

    dicembre 26, 2006 at 6:24 pm

  7. Nel Gennaio del 1957, cosí come indica il suo diario dalla Sierra Maestra, Guevara sparó ad Eutimio Guerra perché sospettava che egli stesse passando informazioni: “ Mi son levato il problema di torno sparandogli un colpo con una pistola calibro 32 nella tempia destra, con un buco di uscita nel lobo temporale destro…le cose in suo possesso passarono in mio potere”.

    Io ho il diario di Guevara ( Diario della rivoluzione cubana, edizioni newton); non mi risulta questa parte; Eutimio Guerra chiede egli stesso di essere fucilato, una volta messo davanti alla sua colpa e quindi viene ucciso; ma da qualche altro compagno non dal Che che ancora era solo un medico in quel periodo. Questa parte scritta da Llosa ( che dice di essersi riferito al diario sulla sierra del Che) è una falsità.

    Per la cronaca…

    Andrea

    dicembre 29, 2006 at 11:40 pm

  8. Grazie a tutti per i preziosi contributi.
    Grazie kefflash per il refuso. Adesso lo sistemo.

    daverik

    dicembre 30, 2006 at 1:15 am

  9. Gostaria que alquem tivese uma informação sobre o filme de guerra entre estados unidos com vietanamita,o personagem forte é um encontro de uma menina e o soldados colocarão o mone de Angelita.

    narcy

    settembre 29, 2008 at 5:15 am

  10. HASTA LA VICTORIA SIEMPRE COMANDANTE CHE GUEVARA

    step

    ottobre 3, 2008 at 4:34 pm

  11. Having read this I thought it was really informative. I appreciate you spending some time and energy to put
    this article together. I once again find myself personally spending a significant
    amount of time both reading and posting comments. But so what, it was still worthwhile!

    womens costume jewellery

    marzo 11, 2013 at 9:16 am


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